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IL TERZO MONDO
pensiamo solo un istante alle persone del terzo mondo, ai bambini, alle donne, agli uomini che ogni giorno muoiono per la povertà e lo sfruttamento.. bambini che spaccano pietre grosse come il loro corpo, con aggeggi minuscoli, il sangue che gli esce dalle mani distrutte dai numerosi calli, che io non ho nemmeno adesso.. aiutiamoli....
SOTTOSVILUPPO
La condizione di arretratezza, povertà tecnologica, indigenza e soprattutto di divario in termini di capacità di promuovere e padroneggiare il proprio sviluppo delle nazioni dell'Africa, dell'Asia e dell'America latina, per le quali negli anni cinquanta fu coniata l'espressione globale di Terzo mondo. È definibile essenzialmente in modo negativo: non raggiungimento di certi obiettivi (reddito, tasso di crescita, consumi, istruzione ecc.), non soddisfazione dei bisogni primari, impotenza di fronte alle forze ostili della natura. Non si tratta però di un valore o disvalore assoluto.
CONSEGUENZA DEL COLONIALISMO.
Storicizzato, è la conseguenza del colonialismo e della decolonizzazione e il concetto si formò quindi dopo la seconda guerra mondiale. Per quanto l'argomento sia fra i più controversi, e pur essendo per altri aspetti il prodotto di fattori climatici, geografici o culturali, il sottosviluppo nella sua accezione corrente esiste solo in funzione del modo di produzione capitalista e dell'espansione coloniale dell'Europa che trapiantò il capitalismo nelle aree "esterne". I secoli che precedettero l'industrializzazione e l'imperialismo coloniale mostrano un distacco meno accentuato tra l'Europa e il resto del mondo e minori possibilità di una comparazione effettiva. Nel concetto di sottosviluppo è anche implicito un grado maggiore o minore di dipendenza che deriva dalla divisione internazionale del lavoro, appunto di origine coloniale, con il "drenaggio" delle ricchezze a favore del "centro" e le distorsioni a suo tempo provocate dallo scambio ineguale dell'economia di tratta (vedi commercio triangolare) per cui, anche a parità di sviluppo materiale con il nord del mondo, gli stati del sud o del cosiddetto Terzo mondo scontano una perdurante situazione di inferiorità. Dall'economia si sconfina quindi nella politica. La fenomenologia del sottosviluppo emerse in tutte le sue dimensioni per effetto dell'indipendenza dei possedimenti e territori coloniali, costretti a fare a meno sulla scena mondiale della mediazione degli stati a economia forte, generando per reazione (in un misto di solidarismo, di clientelismo selettivo e di tentativo di sopperire alle carenze di mezzi finanziari e imprenditorialità con apporti esterni) la politica dell'assistenza internazionale allo sviluppo. Naturalmente i limiti oggettivi di uno sviluppo predeterminato a corrispondere alla domanda del mercato internazionale più che alle esigenze delle popolazioni interessate pesarono a lungo. Le classi dirigenti locali postcoloniali non erano attrezzate per invertire la tendenza. La stessa interdipendenza, su cui si fondò la ricerca di una cooperazione organica e non meramente contingente, è destinata, stante il divario tra mondi che si trovano in un diverso stadio di sviluppo, a perpetuare ed esasperare l'ineguaglianza dei ruoli rispettivi.
LE CAUSE STRUTTURALI. Con l'indipendenza, comunque, e tanto più quanto più ci si allontana dall'epoca coloniale, i processi più propriamente interni (le risorse a disposizione e la loro gestione, gli incentivi e le politiche dei prezzi, la stabilità e la competenza dei governi) cominciarono a concorrere con quelli di ascendenza coloniale o in senso lato esterni. Le spiegazioni unicausali del sottosviluppo, e in particolare la teoria dependentista elaborata in America latina, persero molta della loro attualità e pregnanza: suggestive per leggere la realtà indifferenziata del sottosviluppo all'atto della disgregazione degli imperi coloniali dopo la seconda guerra mondiale e nell'immediato dopo-indipendenza, furono soppiantate in tutto o in parte dalle relazioni e dalle scadenze che maturarono nei continenti del sottosviluppo con l'evoluzione degli stati e delle società e la relativa diversificazione. La strategia dei paesi in via di sviluppo per riformare l'economia mondiale (anzitutto nelle varie istanze dell'Onu, che nella lotta al sottosviluppo individuò dopo il 1960 una delle poste più importanti e qualificanti della sua attività) partì dalla richiesta di aiuti, sino a fissare la soglia dell'1 e poi dello 0,7 per cento del prodotto dei paesi industrializzati da devolvere in aiuto pubblico allo sviluppo, per arrivare al sistema delle preferenze per i prodotti finiti messi sul mercato dai paesi del Terzo mondo e approdare finalmente, con gli anni settanta, al nuovo ordine economico internazionale che si prefiggeva di propiziare l'incorporazione dell'area ex coloniale correggendo per via negoziale gli inconvenienti delle asimmetrie. Sul piano interno, molti stati neoindipendenti si fecero tentare da un modello di sviluppo industriale imperniato sulla sostituzione delle importazioni, con un carattere il più possibile autonomo, spesso per un pregiudizio ideologico che non permise di valutare bene i costi economici. I successi maggiori si registrarono invece nei paesi che avevano adottato modelli di industrializzazione basati sull'export, senza distinguere tra prodotti esterni e prodotti nazionali ma accettando il principio del massimo beneficio; questi ultimi formano il gruppo dei Nic (New Industrialised Countries, nuovi paesi industrializzati), per lo più paesi asiatici (Corea del sud, Taiwan, Singapore ecc.), che mantennero un elevato tasso di crescita anche nel periodo di recessione a livello mondiale (1973-1985) e che furono considerati una specie di dimostrazione tangibile che il sottosviluppo non è l'unico e inevitabile sbocco della penetrazione del capitalismo nella periferia.
GLI ANNI NOVANTA. Il Terzo mondo negli anni novanta si presentava ormai disarticolato e l'economia di alcuni paesi del sud cresceva a ritmi più accelerati del "centro". Le statistiche della Banca mondiale raggruppavano i paesi in via di sviluppo a seconda della fascia di reddito: in alto i Nic, alcuni paesi dell'America latina, i paesi esportatori di petrolio; in basso la maggioranza dei paesi africani, il Bangladesh, alcuni paesi insulari o occlusi; la Cina e l'India sono un caso a sé per le loro dimensioni e potenzialità tecniche a prescindere dal livello quantitativo del reddito. Ma questa classificazione non è del tutto convincente. Da una parte si affida infatti a parametri di misurazione presi in prestito dalle società occidentali, primo fra tutti il prodotto interno lordo (Pil), che non può essere rivelatore dello standard reale di vita della popolazione di una nazione sottosviluppata, in cui sopravvive o predomina l'economia di sussistenza o di autoconsumo. Dall'altra parte trascura le disparità che esistono all'interno delle singole nazioni, nonché questioni come l'uguaglianza delle opportunità. Quantunque i paesi in via di sviluppo abbiano faticato ad ammettere il rapporto tra sottosviluppo e sovrappopolazione, la pressione demografica va tenuta presente, se non altro perché la crescita della popolazione è tendenzialmente più rapida nei paesi in via di sviluppo e in molte situazioni (in Africa specialmente) essa riduce o addirittura annulla, quando ci sono, i miglioramenti della produzione alimentare. Collegamenti con il sottosviluppo assunse, soprattutto dagli anni ottanta in poi, l'andamento dei flussi migratori da sud a nord, anche se intervengono qui motivazioni più complesse ascrivibili ai rapporti storici, alle occasioni di lavoro e all'intraprendenza personale, oltre che a situazioni di guerra e di persecuzioni politiche o etniche.
G. Calchi Novati
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Ultima modifica: 29/8/06 11:26 -
sacred
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sacred
31/8/06 12:46
ai centrato il bersaglio
Jod
14/9/06 10:58
SUDAN
Da quasi ventanni, si combatte tra il Nord Islamico e l'esercito Popolare di liberazione del Sudan, attestato nelle regioni meridionali, abitate da una maggioranza animista e da una minoranza cristiana.
Su una popolazione di oltre 28milioni il 73% sono musulmani, il 16% animisti, la parte restante cristiani con maggioranza cattolica.Il conflitto ha causato, 2milioni di morti e 4milioni di profughi.
Sulla popolazione del sud incombe lo spettro della carestia, provocata dalla guerra e dalla difficoltà di fare giungere aiuti umanitari. La scoperta del petrolio nel Sudan meridionale, ha pertanto indotto il governo di Khartoum ad accentuare la sua opera di repressione delle popolazioni meridionali,animiste e cristiane. Essi, considerati infedeli, vengono privati di larga parte degli aiuti umanitari, trattenuti dalle autorità locali musulmane.
In tutto il Sudan, nel silenzio dell'occidente e nel disinteresse quasi generale, continuano le persecuzioni contro religiosi di culto diverso, e la demolizione sistematica dei luoghi di culto, nonchè la conversione forzata all'islam.
Così come in tanti altri Stati musulmani, si pratica nelle donne vergini "l'infibulazione"-una pratica medievale di mutilazione dei genitali, per.....preservare la purezza......al promesso sposo.
Nell'uomo, cosa forse più nota, la circoncisione.
Le donne adultere, cosa penso già nota, vengono sottoposte alla shari'a, secondo le leggi islamiche consistenti nella morte per lapidazione.
PAKISTAN
Tra i musulmani ( 95%) vivono induisti, e cristiani in maggioranza cattolici.
Anche qui, nonostante le aperture occidentali, c'è una forzata educazione all'islam, quindi:
-la nazionalizzazione delle scuole cattoliche
-il divieto d'insegnare catechismo ai bambini cristiani,costretti a studiare l'islam.
C'è pure la discriminazione politica: le minoranze religiose non hanno diritto di voto come i musulmani,possono votare solo loro rappresentanti e con un numero limitato di seggi.
L'estate 2002 fù all'insegna della violenza anticristiana.Lunedì 5 agosto, quattro uomini armati hanno fatto irruzione all'interno della "Murree Christian School" di Gharjal, un istituto evangelico di 450 studenti, provocando la morte di 6 adulti.
Un nuovo episodio di sangue-venerdì 9-un attacco dinamitardo ha ferito una ventina di civili e ucciso 4 infermiere che prestavano servizio nell'ospedale di Taxila, vicino Islamabad. I tre attentatori hanno fatto esplodere bombe a mano tra la gente che in mattinata,usciva dalla cappella dell'ospedale dopo aver partecipato al culto.
Da parte sua, il presidente Musharraf ha definito i recenti attacchi contro "fratelli e sorelle cristiane" come l'espressione più bieca del terrorismo.
Jod
10/10/06 11:00
CINA
La costituzione cinese sancisce la libertà religiosa, ma il governo cerca di limitare la pratica religiosa alle organizzazioni riconosciute.Attualmente esistono 5 religioni riconosciute: cattolici,protestanti,buddisti,musulmani e taoisti.Agli stranieri non è permesso svolgere attività missionarie.
Nel passato, la tolleranza per le religioni considerate di tradizione cinese, come il buddismo e il taoismo, è stata maggiore di quella mostrata verso il cristianesimo.Dato che le confessioni non orientali, sono cresciute negli ultimi anni, vi sono maggiori preoccupazioni governative e di forti limitazioni, specialmente nei riguardi di movimenti religiosi nuovi o scismi vari.I dati del 1997,affermano l'esistenza di 3mila organizzazioni religiose e pseudo-religiose tra cui il "Falun Gong"( o ruota della legge) con circa 2milioni di aderenti.Il governo cinese stima che esistono oltre 100milioni di buddisti, molti dei quali del gruppo etnico dominante Han. Secondo le stesse stime,vi sono 18milioni di musulmani e circa 4milioni di cattolici.Gruppi religiosi ed etnìe minoritarie come i tibetani e gli uighur patiscono discriminazioni sociali, non basate solamnte sulle loro credenze.Secondo Amnesty International, si pratica ancora la tortura.
INDIA
Induisti(80%)musulmani sunniti(8%)sciiti(3%)cristiani e sikh(2%) poi buddisti e giainisti.La popolazione è di circa 1miliardo.
Per principio, la costituzione sancisce la libertà religiosa, tuttavia sono frequenti i casi di scontri tra musulmani e indù, sia tra loro che con i cristiani.
Il sistema delle caste è fortemente legato all'induismo,e la forte conflittualità religiosa del paese è dovuta anche al fatto che le conversioni di molti appartenenti rischiano di minare tale sistema nel suo complesso.Nel corso degli anni membri delle caste (dalits) si sono spesso convertiti al buddismo o al cristianesimo.Gli scontri tra musulmani e indù sono particolarmente aspri nel Kashmir a causa delle implicazioni politiche di questo conflitto( la rivendicazione dell'indipendenza da parte musulmana e il contenzioso con il confinante Pakistan).
Le violenze fisiche contro cristiani sono accompagnate in India da violente campagne politiche:l'agenzia "Fides" ha messo in evidenza il fatto che la più vasta organizzazione indù, il "Rashtriya Swayamsewak Sangh ( Rss-associazione dei volontari per la nazione) ha lanciato ripetute campagne per combattere il detto "proselitismo diabolico" dei missionari cristiani.Numerosi gli episodi di violenza anticristiana da parte indù,musulmana e sikh.Il problema della lotta contro le conversioni religiose ha continuato ad essere al centro dela vita politica e sociale dell'India: L'agenzia "Human Rights Without Frontiers" riportava nel gennaio 2000, che nello stato di Gujarat è stata presentata una prposta di legge che proibisce la conversione religiosa a mezzo della forza o in modo fraudolento.Vi sono ottime possibilità di riuscita.
Jod
13/10/06 16:47
BURUNDI
Popolazione: 6.500.000 circa
superficie: 27.834kmq
religione : cattolici 65% protestanti 14% musulmani 2% animisti 1%
Vige un atto costituzionale provvisorio che sancisce la libertà religiosa.
Le maggiori preoccupazioni sono generate, secondo "Eglise en detresse dans le monde" delprimo trimestre 1999, dalla condizione di latente guerra civile in cui vrsa il paese.Lo scontro in atto oppone la maggioranza di etnìa hutu ai tutsi, che detengono il potere pur essendo minoranza.
A Nyambuye, nella provincia di Bujumbura informa l'agenzia "misna" nel 1999, un gruppo di uomini in uniforme militare ha aperto il fuoco contro i fedeli raccolti in una chiesa. I morti tutti civili.
"Avvenire" informa che negli ultimi tre mesi del 1999 è stato compiuto il trasferimento forzato di 350.000 concittadini, im maggioranza hutu, in campi attorno a Bujumbura.Secondo lo stesso quotidiano potrebbero essere più di un milione le persone costrette a vivere nei campi di reclusione.
Jod
7/11/06 16:41
IL TRAFFICO DELLE DONNE NEL MONDO DI OGGI
Un gravissimo degradante delitto di dimensione mondiale che grida giustizia al cospetto di Dio
Nuova forma di schiavitù è il traffico delle donne, più umiliante e dolorosa di quelle antiche.
E nn se ne parla, poichè vi sono sporchi interessi ai quali non si vuole rinunciare. Infatti:
-ci sono Stati per i quali il "turismo sessuale" è spesso una delle entrate principali del proprio bilancio
-in certi Stati il traffico delle donne,serve per rifornire i centri di "riposo e di divertimento" delle basi militari all'estero;
-i sistemi mafiosi poi, spesso collegati con la polizia e i sistemi giudiziari,col traffico delle donne guadagnano più dello stesso commercio della droga.
Alle origini di tale fenomeno c'è la scarsa considerazione in cui è tenuta la donna nel mondo afro-asiatico, nonchè in quello occidentale ove vengono meno i diritti umani e i principi cristiani
Le scelte discriminatorie variano da paese a paese:
-in alcuni paesi la nascita di un bambino è considerato un dono, quella di una bambina una maledizione degli dèi;
-altrove, per esempio in Cina,per impedire la crescita demografica, s'impone per legge ai genitori di avere un solo figlio: preferito è il maschio, la femmina spesso viene uccisa;
-in certi paesi le cure mediche,se ci sono,sono riservate ai maschi: ai fratelli,ai padri, ai mariti, ai figli maschi;
-in certi Stati vengono vendute le bambine per pagare debiti, o cedute ai ricchi per servizio o uso sessuale in cambio di un piccolo compenso;
-le giovani spose vengono uccise se i loro padri non pagano a chi le ha sposate il prezzo pattuito: sono le "morti per dote".
I DATI DELL'ORGANIZZAZIONE SANITARIA MONDIALE rilevano che ogni giorno 6mila bambine sono sottoposte a mutilazioni sessuali: escissione, infibulazione. Molte muoiono,le altre vivono per tutta la vita col pericolo di infezioni e con mutilazioni permanenti.
Questo clima culturale aberrante spiega come il traffico delle donne possa proliferare in misura così vasta.
Ma cosè il traffico sessuale?
Il considerare la donna ( adulta,giovane,bambina) un "prodotto" un oggetto al quale si impone un prezzo in denaro, cancellando la sua dignità umana.
Le fasi di tale commercio: reclutamento, trasporto, vendita a scopo di sfruttamento sessuale nei locali notturni, negli alberghi, nelle basi militari, nei luoghi di turismo internazionale.
Il reclutamento delle vittime avviene con l'inganno e la violenza:
-false promesse di impieghi lucrosi
-falsi matrimoni o promesse di matrimoni;
-violenza e minacce,uso di droghe per costringere le vittime a lasciare il luogo di residenza
Al trasporto delle donne nei vari paesi ci pensano le grosse organizzazioni criminali, che costituiscono una perfetta rete internazionale con ramificazioni ovunque; e trovano a volte complicità nell'ambito degli organi giudiziari.
Ma vedremo in seguito la situazione in Italia.......
da Civiltà Cattolica, settembre 2006 ( estratto)
Jod
15/11/06 11:24
.....continuando da Civiltà cattolica
In Italia l'organizzazione criminale maggiormente impegnata nel traffico delle donne è la 'ndrangheta collegata:
-con le mafie colombiane per il traffico della cocaina
-con le mafie albanesi, collegate a loro volta con quelle turche, afghane e asiatiche per il traffico dell'eroina e soprattutto delle donne,per rifornire le case chiuse d'europa.
Sono assai richieste le femmine dai 5 ai 15 anni d'età,per evitare ai clienti che le useranno l'infezione del virus HIV.
Secondo cifre ONU, negli ultimi dieci anni le donne che sono state oggetto di tratta sono state 30 milioni:
-una parte vendute a ricche famiglie per compiere lavori domestici e per soddisfare l'istinto sessuale dei maschi delle famiglie;
-un altra parte per esercitare la prostituzione.
Jod
15/11/06 11:36
TURISMO SESSUALE
Negli anni settanta, fù esercitata una pressione internazionale sui paesi asiatici, perchè sviluppassero l'industria del turismo con la via più facile per uscire dalla condizione di povertà.
Le straordinarie bellezze naturali e le ricchezze culturali di tali paesi avrebbero attirato un gran numero di americani e di europei e un fiume di denaro si sarebbe riversato su di essi,che sarebbe stato elemento essenziale per lo sviluppo di tutto il continente asiatico.
In realtà in pochi anni si è sviluppata l'industria del turismo, ma anche quello più particolare di tipo sessuale. Alcuni paesi es: Thailandia, son divenuti la mèta sospirata di euro-americani,desiderosi di fare esperienze sessuali e perversioni varie con donne giovani, e soprattutto adolescenti e bambine.
In tal modo, il turismo sessuale è divenuto una delle principali e forse la più importante ricchezza per vari paesi.Per tale motivo, il turismo sessuale è stato incoraggiato e favorito dagli Stati, chiudendo gli occhi sulle spaventose tragedie che esso rappresenta per milioni di donne,sacrificate per la prosperità nazionale.
da "La civiltà cattolica, 2-9-2006 ( estratto)
Jod
4/12/06 11:28
KAZAKISTAN
popolazione: 16.319.000
superficie 2.724.900kmq
religione musulmani sunniti 47% ortodossi
8%-protestanti 2%-numero cattolici
300mila
La costituzione definisce il Kazakistan uno stato secolare e garantisce teoricamente la libertà religiosa.
Le organizzazioni religiose per ottenere lo status legale, devono registrarsi al Ministero di Giustizia.
In questo paese esiste una situazione conflittuale tra le diverse comunità etnico-religiose che vedono una prevalenza di musulmani sunniti.
Funzionari governativi hanno espresso le loro preoccupazioni circa il pericolo dell'esplosione di estremismo religioso.
Nel maggio 1999 viene arrestato Askar Sekerbayev che apparteneva all'organizzazione musulmana "Zhamagat" che secondo il governo propugnava la violenza.
Sempre nel 1999 il presidente della repubblica non ha partecipato alla cerimonia inaugurale della nuova moschea da 10mila posti nella ex capitale Almaty,finanziata da organizzazioni islamiche,saudite,pakistane,turche e di altri paesi.
Timori per un potenziale peggioramento del clima a riguardo della libertà religiosa si sono registrati da parte del governo con proposte di nuove leggi.
Il Kazakistan-ultima tra le repubbliche ex sovietiche a procedere alla revisione della legge sulla libertà di coscienza del 1992-in un primo momento messa a punto una bozza,giudicata dal mondo pericolosa per i diritti delle minoranze.Quanto riferito dalle agenzie di stampa sarebbe far risalire alla stesura del dicembre 1998 a opera di Serik Amirgazin funzionario del ministero della cultura, di un documento dove viene ricordato che "L'attivazione di numerose associazioni religiose non tradizionali sta aggravando significativamente la situazione religiosa nel paese e aumenta il conflitto tra confessioni diverse e rende urgente misure legislative". inoltre-prosegue il documento-"verrebbe richiesta la documentazione di una presenza almeno decennale sul territorio e si introdurrebbero limitazioni all'esercizio pubblico del culto e alla pubblicazione.
In seguito alle proteste la bozza è stata ufficialmente ritirata.Secondo indiscrezioni,il ministro aveva preparato la bozza di legge su richiesta dei leader musulmani e russi ortodossi del paese ed alcuni membri di altri gruppi religiosi hanno considerato tale affermazione una conferma ai loro timori circa la volontà della leadership musulamana e russa-ortodossa di servirsi dell'aiuto del governo per limitare lo sviluppo delle altre religioni concorrenti.
Jod
19/12/06 11:44
ALCUNE MODIFICHE ALLA LEGGE CHE TORNA ALLA CAMERA.
L'INFIBULAZIONE SARA' UN REATO SI' QUASI UNANIME DEL SENATO.
Articolo su un quotidiano.
"Per 4mila bambine africane che vivono in Italia la legge arriva troppo tardi,ma per le altre migliaia che rischiano di essere infibulate il testo approvato dal Senato potrebbe essere risolutivo.
L'assemblea di Palazzo madama ha dato il suo sì al disegno di legge anti-infibulazione che la camera aveva approvato lo scorso maggio.
Ora bisognerà attendere un altro passaggio parlamentare.
Il sì di Palazzo madama è stato unanime.Unici astenuti i senatori di Rifondazione e a titolo personale, una parlamentare della Margherita.
........In tutti i casi in cui viene eseguita per fini di lucro.
I medici scoperti a praticare l'infibulazione,oltre la pena rischiano anche la cancellazione dall'ordine per un max di 10 anni.La legge Italiana colpirà i colpevoli anche nel caso in cui l'infibulazione viene eseguita all'estero.
Ma la legge contiene anche una parte propositiva.
Lo Stato si impegna ad avviare una serie di campagne di informazione rivolte agli immigrati.
Campagne che cercheranno di raggiungere le comunità africane che vivono in Italia dove l'infibulazione è ancora una pratica radicata.
Jod
1/7/07 18:18
Per non dimenticare...
Jodd
13/1/10 20:13
Rivolta a Rosarno, Don De Masi: "Non è razzismo, è la 'ndrangheta che vuole controllare il territorio"
Don Pino De Masi lo sottolinea con forza: il razzismo non c’entra nulla. Si è trattato di una reazione, forse sollecitata ad hoc, per garantirsi il controllo del territorio. Il Vicario Generale della Diocesi di Oppido-Palmi e referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro, insomma, non tollera chi in questi giorni tira conclusioni affrettate, per tornaconto politico o altro, e alimenta una falsa lettura delle violenze di Rosarno. Il vero comune denominatore di questa triste vicenda che ha coinvolto il centro calabrese, i suoi abitanti e gli immigrati di colore che vi risiedevano, non c’è dubbio, è la ‘ndrangheta.
Don Pino cos’è successo davvero a Rosarno?
"Il problema è essenzialmente quello del controllo del territorio da parte della criminalità organizzata. Il tema dell’immigrazione va inserito in questo contesto. Non c’è altra lettura. In questi anni lo Stato è stato assente ed ha delegato alla criminalità il controllo dei flussi migratori, e quello del mercato del lavoro. Prima o poi doveva accadere qualcosa".
E difficile capire chi debba fare maggiormente il mea culpa.
"La responsabilità è prima di tutto dello stato, della politica, dei sindacati. La situazione degli immigrati di Rosarno esiste da dieci anni, non da oggi. E’ possibile che nessuno abbia visto, nessuno sapesse?"
Insomma c’era una situazione esplosiva di degrado e sfruttamento e tutti si tappavano gli occhi?
"La situazione terribile in cui vivevano queste persone era nota. Adesso tutti parlano, tutti cercano giustificazioni, ma molti hanno delle colpe".
Jodd
13/1/10 20:20
Però la vostra comunità viene accusata di aver peccato di razzismo.
"Non è una questione di razzismo. Nel momento in cui, esasperati, questi poveracci hanno reagito (e purtroppo l’hanno fatto con violenza) la ‘ndrangheta ha dimostrato che non poteva permettere che “i negri” comandassero a Rosarno. E allora ha messo in strada i suoi a fomentare la ritorsione (non per nulla i capi popolo erano rampolli delle cosche come ha dichiarato il magistrato della Procura nazionale antimafia, Alberto Cisterna ndr.). Ma ad agire non erano gli abitanti, era una frangia telecomandata. A un certo punto le cosche che hanno il controllo del territorio hanno detto: non vogliamo più 'negri' qui".
Quindi parte tutto dal fatto che gli immigrati si stavano ribellando ad una situazione di sfruttamento intollerabile e ciò a qualcuno non piaceva o non conveniva?
"Il dato è che si sono ribellati. E quella è stata la scintilla. Loro hanno reagito soprattutto perché si era sparsa la voce che avevano ucciso 4 immigrati: sono scesi in piazza è ciò ha fatto scattare la reazione".
Secondo lei anche la sparatoria col ferimento di un extracomunitario è stata preordinata?
"Una ipotesi potrebbe essere questa, l’altra (che a questo punto non è più ipotesi) è che sicuramente, dopo lo scoppio della rivolta, la criminalità l’ha cavalcata guidandola e decidendo che “quelli” dovevano andare via. Potrebbe essere stata, comunque, anche una cosa preparata a tavolino per "far sloggiare i negri” diventati scomodi. Anche se non ci sono elementi per poterlo affermare scientificamente. Ripeto, ciò che appare certo è che la ‘ndragheta ha per lo meno sfruttato la situazione".
La gente di Rosarno lunedì è scesa in piazza: è stato solo per manifestare solidarietà agli immigrati o anche per rimediare in qualche modo ad atteggiamenti precedenti e levarsi l’etichetta razzista di dosso?
"Dico solo che sulla manifestazione dell’altro ieri ho i miei dubbi".
L’Egitto ha contestato i fatti di Rosarno, organismi come l’Onu e il Consiglio d’Europa hanno preso posizione, la stampa si è scatenata: le dà fastidio che dopo quanto accaduto nella vostra zona, molti accusino l’Italia di razzismo?
"Si, è una esagerazione bella e buona, ripeto non è un problema di razzismo. Sarebbero dovuti venire a vedere ciò che è successo qui nella Piana e anche a Rosarno finora: ogni giorno gli abitanti erano a fianco di queste persone per allestire delle mense, fornire loro abiti, aiutarli . Forse abbiamo fatto solo carità e non abbiamo gridato abbastanza contro l’ingiustizia, ma non si può chiamare razzista la gente che ha sempre aiutato gli immigrati, gente che, come alla Polissena, si alzava alle 4 e mezza per essere alle 5 sul posto e preparare la colazione per 800 persone".
Medici senza frontiere sostiene che in Italia Rosarno non è un caso isolato.
"Sì, le situazioni di sfruttamento ci sono ovunque, anche al Nord. Inutile negare comunque che a Rosarno gli immigrati erano in condizioni insopportabili. Se diciamo quindi che i diritti di questi immigrati non sono stati tutelati ci può essere del vero, ma - non mi stancherò mai di dirlo - non parliamo di razzismo".
E nemmeno di mancanza di solidarietà umana.
"La nostra gente con acqua, vento e neve era a fianco a loro per come ha saputo e per come ha potuto".
Ma secondo lei cosa bisognerebbe fare a proposito di questi flussi migratori che portano da noi persone che vivono poi in condizioni terribili, sfruttate, e vanno a lavorare per pochi euro al giorno?
Vigilare perché questo non accada. Del resto la stragrande maggioranza degli immigrati non era clandestina, eppure erano sfruttati sul lavoro e costretti a vivere in quelle condizioni inaccettabili.
Non pensa che senza combattere il lavoro nero e le sue implicazioni sia impossibile risolvere il problema?
"Certo, il problema è questo. Avvenire ha diffuso dei dati interessantissimi per fare una riflessione su questo argomento. Praticamente a Rosarno, su 2000 e più immigrati, solo 36 erano a posto con le regole del lavoro e l’iscrizione all’Inps, mentre, al contrario, risultavano a posto 1600 cittadini che non erano mai scesi nei campi. Insomma, gli immigrati lavoravano e a godere dei benefici contributivi, della pensione, dell’indennità di disoccupazione, di malattia, di maternità, erano i falsi braccianti".
E ora cosa succederà, le persone che sono partite verso i centri di accoglienza o il Nord Italia torneranno a Rosarno?
"Sinceramente non lo so, anche se molti mi hanno telefonato dicendomi che vorrebbero tornare".
Jodd
13/1/10 20:49
http://www.ammazzatecitutti.org/editoriale/benvenuti-a-rosarno.php
Benvenuti a Rosarno
Chi arriva a Rosarno è accolto alle porte del paese da un cartellone stradale emblematico, al tempo orgogliosamente installato dalle istituzioni locali: “Rosarno, città videosorvegliata”.
Proprio così. Qui si va dritti al sodo, ed attribuzioni culturali tipo “città d'arte” o simili non sono di casa. Benvenuti in terra di 'ndrangheta.
Non è che gli altri comuni del reggino se la passino meglio, anzi. E' una “fenomenologia della criminalità” ormai consolidata da tempo: cassonetti con evidenti segni di danneggiamento, strade eternamente dissestate con crateri che farebbero arrossire anche un geyser islandese, palazzine con mattoni a vista, cartellonistica stradale nei migliori dei casi divelta, ma di consuetudine crivellata da lupare e P38 a mo' di groviera.
E' così che qui i mafiosi marcano il territorio. Un po' come i cani quando fanno la pipì per strada.
Le molotov inesplose si contano ormai come fossimo tornati negli anni Trenta e la sera si lasciavano i vuoti del latte davanti alla porta di casa.
Poi c'è il tritolo, raffinatissimo, che ieri ha fatto saltare per aria un negozio di informatica, oggi un bar o una pescheria, domani chi lo sa.
Da un lato una potenza militare spietata e molto più avanti in strategia anche di organizzazioni terroristiche come l'Eta o Al Quaeda, dall'altra una classe dirigente in gran parte culturalmente e politicamente indietro di più di quarant'anni rispetto al resto d'Italia. Nel mezzo i cittadini, per lo più gente umile e che vorrebbe vivere onestamente, ma comunque facilmente inclini alla reverenza a questo o a quel padrone di turno. E questo è un problema patologico, non certo occasionale.
La prima vera dimostrazione pratica di cosa volesse dire la parola “dignità” ce l'hanno data poco più di un anno fa gli africani, quando contro due di loro furono esplosi diversi colpi di pistola. Sì, proprio quegli stessi immigrati che da sempre sono pagati meno di un pacchetto si sigarette e che ora sembrano aver perso la testa.
Vessati, malnutriti, picchiati, minacciati, e per di più ostaggio di quegli stessi caporalati 'ndranghetistici che in molte occasioni paradossalmente si saranno subdolamente finanche fatti scudo delle leggi dello Stato per costringerli nuovamente al silenzio ogni qual volta avranno accennato ad alzare la testa: “Se vuoi stare qui così è, altrimenti denuncia ed espulsione immediata”.
Per questo io voglio continuare a credere nella buona fede degli immigrati, che ora cominciano a venire deportati lontano da Rosarno. E anche se hanno sbagliato nel modo di reagire, un po' invidio il loro senso di solidarietà civile. Perché se la 'ndrangheta oggi o domani sparasse ad un povero cristo calabrese, quello stesso popolo che si ritiene più civile di questi sporchi negri si volterebbe dall'altra parte. E' l'eterna condanna di questa terra, e purtroppo noi abbiamo già letto e riletto pagine come queste.
Aldo Pecora
Presidente "Ammazzateci Tutti"
www.ammazzatecitutti.org
(pubblicato su "U Cuntu" di Riccardo Orioles del 10 gennaio 2010)
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